matrimonio a prima vista

Il 19 maggio su sky uno è andata in onda la prima puntata di “Matrimonio a prima vista – Italia”, un reality in cui un uomo e una donna decidono di sposarsi senza essersi mai visti prima. Il giorno in cui si sposano è anche il giorno in cui si vedono per la prima volta.

Il format lo conoscevo già, lo avevo visto in versione originale americana, ma in qualche modo vederlo tradotto nella lingua dei nostri matrimoni me lo ha fatto vedere con occhi diversi: i parenti (che negli Stati Uniti praticamente neanche si vedono) che ci rimangono male, il rapporto con gli amici e le famiglie, il nostro rito civile.

Se le grandi storie nascono dalla messa in conflitto di diversi personaggi, in un ambiente che li costringe costantemente a scontrarsi (Ombre Rosse, anyone?), il matrimonio è la Casa del Grande Fratello definitiva, e da questo punto di vista è la logica e inevitabile conclusione del filone dei reality di interazione umana.

E siccome l’interazione umana è un reality, è anche la cosa più sensata che il matrimonio sia in un certo senso la conclusione – nel senso del compimento – dell’interazione umana in quanto tale.

Le spose che prima di entrare a conoscere il loro sposo – davanti a tutti: i genitori e gli amici, i genitori e gli amici di lui – si mettevano a piangere, agitate, e gli sposi che sudavano aspettando che si aprisse la porta, mi hanno commosso: non solo perché evidentemente ho qualche ormone fuori posto, o perché io ai matrimoni piango, anche a quelli che si celebrano su RealTime. Mi hanno commosso perché ci ho visto degli assoluti umani, in quell’agitazione: chi non è agitato, pochi momenti prima del suo matrimonio? Chi non ha paura, prima di compiere quello che dovrebbe essere il suo passo definitivo nel mondo delle relazioni? Chi non esita, prima di iniziare il resto della sua vita con qualcun altro? La paura di star facendo una cazzata, la più grossa della vita, ce l’hai anche se la persona che vai a sposare la conosci da dieci, cinque o tre anni. La speranza di riuscire a costruire qualcosa, la voglia di farlo, anche. La coscienza di un salto nel vuoto, di entrare in qualcosa di gigantesco e terrificante, ma al tempo stesso magnifico e indispensabile, c’è in egual misura.

Forse il matrimonio tra estranei è la forma più pura di matrimonio, la rappresentazione più precisa: l’ingresso con una carovana di elefanti dentro la vita di qualcun altro, la condivisione imposta degli spazi, della colazione, del telecomando; la messa di fronte al fatto compiuto dell’esistenza di qualcun altro oltre a se stessi.

Conosco una persona che dice sempre che il matrimonio è una cosa contro natura: e ha ragione. La natura è stare comodi, per cazzi propri, non dover discutere allo sfinimento su temi come a che ora uscire di casa. La natura è dormire in un letto con spazio a disposizione, senza il rumore di qualcuno che russa a tremila decibel. La natura è non dover discutere di cosa mangiare, non dover chiedere il parere di qualcuno sulle proprie scelte, non doversi sforzare di esprimersi o farsi capire, non dover rallentare perché altrimenti la persona seduta sul sedile passeggero va in ansia. Pensare di fare qualcosa che vada contro la natura, contro la perfetta solitudine egoistica per cui siamo ovviamente stati programmati è da folli, da sconsiderati, da destinati al fallimento.

È in questa follia senza senso che per me sta il senso dell’amore.

Scegliere scientemente di andare contro ogni tendenza naturale per dividere la pizza, le serie tv, il letto, l’acqua del boiler, in uno squilibrio collettivo che ti fa pensare, mentre tutte le evidenze scientifiche dicono il contrario, che le cose si facciano meglio in due.

Questo è il motivo per cui gli sposi che non si conoscono mi commuovono: loro non lo sanno, ma è così per tutti. Ogni giorno. E la cosa incredibile è che invece di chiederti chi te l’ha fatto fare, ti chiedi come potresti mai fare senza.

Dopo dieci anni (sì, dieci anni oggi) ho smesso di cercare di capire il perché di questa anomalia: è la cosa più bella che mi è mai successa, la cosa più grande che ho mai fatto, e forse non voglio sapere come funziona, non mi interessa. Voglio solo continuare a farla ancora per tantissimo tempo.

Auguri, amore. Buon anniversario.

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